Familiarità o genetica?

7 Ottobre 2017 | Nessun commento >>

Familiarità o genetica? La via della scoperta dei geni sulla dislessia è lunga e per nulla semplice, ma una nostra ricercatrice ha mosso qualche passo.

Fin’ora non è stata ancora trovata una corrispondenza certa tra le informazioni nascoste nel nostro patrimonio genetico e le capacità di leggere, scrivere e fare calcoli. Questo per vari motivi: uno lo possiamo rintracciare nella nostra storia evolutiva. Se pensiamo alla storia dell’evoluzione dell’uomo come specie, l’homo sapiens è esistito per molti millenni prima che apparisse la scrittura e la lettura (periodo che facciamo ricondurre  alla nascita della storia). Questo significa che la lettura e la scrittura si appoggiano su basi neurali che erano e rimangono di competenza di altre abilità come le corteccia  visiva e le aree deputate al linguaggio: l’informazione genetica è forse nascosta lì dentro, ma non è ancora stato possibile individuare un ruolo significativo di geni particolari.

Molto più arcaica è invece la competenza nel riconoscimento della numerosità: non stupisce dunque che il marcatore trovato dalla ricercatrice (il gene ROBO1) abbia un’associazione significativa con le competenze di matematica.

Con molta umiltà e rispetto nei confronti della ricerca che muove piccoli ma importanti passi avanti, continueremo ancora solo a parlare di familiarità riguardo  le difficoltà specifiche di apprendimento, ma ci riteniamo molto orgogliose del fatto che una donna, un’italiana, una psicologa e, perché no, una bergamasca abbia mosso questo piccolo ma importantissimo passo nella scoperta del nostro patrimonio genetico.

Brava Sara Mascheretti!

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