DSA E BES

Negli ultimi anni, l’attenzione posta alla Dislessia e alle difficoltà di apprendimento è cresciuta notevolmente e si sono affermate nuove metodologie didattiche e nuove forme di collaborazione tra scuola, professionisti e genitori. In questo contesto si inserisce il contributo offerto dalla nostra associazione.

Molte ormai sono le interpretazioni, spesso erronee, intorno a questo argomento:
vogliamo fare un po’ di chiarezza secondo il nostro punto di vista.
 

Esistono molti bambini e ragazzi che nel corso della loro carriera scolastica incontrano, momenti di particolare difficoltà negli apprendimenti. Tali difficoltà possono manifestarsi con diversi gradi di severità, incidendo sulle singole discipline , quindi, sul rendimento scolastico in generale, provocando a volte gravi problemi di adattamento e di autostima. Si tratta di una serie di problematiche che interessano una percentuale abbastanza elevata della popolazione scolastica e purtroppo il disagio psicologico che ne deriva, il senso di scarsa autostima, le reazioni di mascheramento e le strategie di adattamento che vengono messe in atto sono spesso interpretate come scarso impegno, pigrizia o svogliatezza. E’ importante chiarire la differenza tra il termine difficoltà  di apprendimento e il termine disturbo specifico di apprendimento.

Il termine “learning disabilities” è stato tradotto in italiano, dopo una indagine tra clinici e ricercatori italiani del settore, con il termine “disturbo”. L’espressione “difficoltà di apprendimento” viene utilizzata invece per indicare una forma di ritardo sul piano dell’apprendimento, senza che siano soddisfatti i criteri clinici per il disturbo.

La “difficoltà” non ha base fisiologiche, è transitoria, è altamente modificabile con interventi didattici mirati e può dipendere da situazioni socio-culturali di svantaggio, da insegnamento poco efficace oppure da scarse risorse personali e/o insufficiente grado di maturità.

Il “disturbo” ha carattere innato, è resistente all’intervento e migliora solo nella misura in cui l’alunno riesce a diventare strategico e a compensare.  (Capuano, Storace e Ventriglia, 2013). Il disturbo specifico dell’apprendimento, convenzionalmente identificati con l’acronimo DSA, sottende la presenza di un deficit più severo e specifico che viene indagato e verificato attraverso un procedimento clinico – diagnostico (Cornoldi, 1999).

Nella legge n. 170 del 8 ottobre 2010, (Nuove norma in materia di disturbi specifici dell’apprendimento in ambito scolastico) , all’Art. 1 viene data una definizione con valore legislativo ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento, ripresa dalle recenti Linee Guida sui DSA (linee Guida per i diritto allo studio degli alunni e degli studenti con “Disturbi Specifici dell’Apprendimento” allegate al Decreto Ministeriale del 12 luglio 2011 (A.I.D. a cura di, 2009). In sintesi:

–  La Dislessia è il disturbo specifico di lettura e si caratterizza per la difficoltà a effettuare una lettura accurata e fluente in termini di velocità e correttezza; tale difficoltà si ripercuote, nella maggioranza dei casi, sulla comprensione del testo.

– La Disortografia è il disturbo specifico che riguarda la componente costruttiva della scrittura, legata quindi ad aspetti linguistici, e consiste nella difficoltà di scrivere in modo corretto.

– La Disgrafia riguarda la componente esecutiva, motoria, di scrittura e consiste nella difficoltà di scrivere in modo fluido, veloce ed efficace.

– La Discalculia riguarda il disturbo nel manipolare i numeri, nell’eseguire calcoli rapidi a mente, nel recuperare i risultati delle tabelline e nei diversi compiti aritmetici.

(Stella , Grandi, 2011).

La “D” nella sigla DSA ( Disturbo Specifico dell’Apprendimento) può quindi diventare “D” di Difficoltà, Disturbo e Disabilità o Differenza. Le tre diverse concettualizzazioni non sono in antitesi, ma esprimono aspetti diversi di una stessa realtà; ognuna di esse offre, infatti, lo stimolo per una azione diversa e specifica (PARCC, 2011).

Secondo il modello sociale delle differenze individuali, se c’è una difficoltà, questa dipende sopratutto dalla cultura in cui siamo immersi: se vivessimo in una cultura orale i DSA non si manifesterebbero, poiché non sarebbe richiesta la letto-scrittura (Pollak, 2009). In base a questo modello, i DSA rientrerebbero nelle differenze individuali, tipiche della neurodiversità umana.

Non è possibile negare che quando ad un ragazzo venga diagnosticato un DSA non incontri difficoltà anche importanti, ma sarebbe utile evidenziare anche altri aspetti, sottolineando la necessità di far leva sui punti di forza che di solito si riscontrano nelle persone con DSA, quali: intelligenza, capacità di memorizzare le immagini, approccio inusuale e diverso alle materie scolastiche, capacità di fare collegamenti non convenzionali, creatività, propensione alla selezione di argomenti in una discussione, abilità nelle soluzioni dei problemi che richiedono di immaginare soluzioni possibili, ecc… (Stella e Grandi, 2011). Spesso questi punti forza non vengono valorizzati e sollecitati adeguatamente, per cui i bambini stessi non li potenziano e non li utilizzano e cercano di adattarsi a metodologie che sono per loro poco congeniali. In realtà, queste caratteristiche sono fondamentali per superare le barriere che possono incontrare. E’ importante trovare nuovi strumenti e strategie che ne valorizzino le abilità: attualmente la tecnologia ha fatto passi da gigante e offre soluzioni originali e innovative.

Per valorizzare e integrare i ragazzi e i bambini con difficoltà di apprendimento è necessario un approccio inclusivo che instauri un processo che risponda alla variabilità degli stili di apprendimento  e che promuova le risorse e le potenzialità di ciascun individuo. L’inclusione ha come riferimento l’insieme delle abilità differenti (Fornasa e Medeghini 2003), non intese come abilità distanti dalla norma ma come differenze nella loro specificità, nei percorsi, modi e stili, messi in atto per orientarsi e agire nei processi di apprendimento-insegnamento e socio-relazionali.

In quest’ottica i disturbi dell’apprendimento sono considerati elementi di descrizione e spiegazione di un processo, delle caratteristiche di apprendimento e non di uno stato, che possono orientare verso un’azione educativa che fa leva sui potenziali di ciascun ragazzo.